O S M A T E R
OSSERVATORIO SUBALPINO MATERIALI TERRITORIO RESTAURO

Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura
Verbania Cusio Ossola

(capofila di parte italiana)

Politecnico di Torino
Dipartimento Georisorse e Territorio

Università degli Studi di Torino
Dipartimento Scienze della Terra

Università di Milano-Bicocca
Dipartimento Scienze Geologiche e Geotecnologie

Universitàdegli Studi di Bologna
Dipartimento di Ingegneria Chimica Mineraria e delle Tecnologie Ambientali

SUPSI – Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana
Dipartimento Ambiente Costruzioni e Design
Laboratorio Tecnico Sperimentale
Istituto Scienze della Terra
(capofila di parte svizzera)

AIGT
Associazione Industrie dei Graniti Marmi e pietre naturali del Ticino

Banca COOP SA

Dipartimento del Territorio del Cantone Ticino
Ufficio dei Beni culturali

IL PROGETTO

Le zone subalpine, nell’area tra la Val d’Ossola e il Cantone Ticino, sino alle prime propaggini della Pianura Padana a sud, costituiscono per molti aspetti un unicum per la loro ricchezza e varietà geologica. Particolari varietà di rocce, dagli gneiss della Leventina e dell’Ossola ai marmi ed alle pietre calcaree, ma anche diversità delle sabbie, legata al mutevole carattere dei corsi d’acqua e dei laghi della regione sono elementi fondamentali per capire lo sviluppo delle costruzioni nelle zone sub-alpine.

In passato, i materiali e il loro sfruttamento hanno caratterizzato in modo decisivo la cultura architettonica e costruttiva, sia a livello di architettura colta che di edilizia popolare, stabilendo un rapporto di natura materiale e culturale fra la costruzione, il territorio e le sue risorse.

In realtà, questo rapporto è presente in ogni cultura costruttiva; nella regione sub-alpina tuttavia, per le ragioni citate, esso acquista una ricchezza particolare e diventa la spina dorsale di ogni approccio scientifico allo studio del patrimonio costruito.


La naturalezza e la spontaneità del rapporto fra costruzione e territorio negli ultimi decenni sono andate radicalmente scemando, a causa di innumerevoli mutamenti di natura economica e sociale, determinando così una perdita delle conoscenze in materia, legate a determinate strutture di lavoro ormai scomparse, nonché alla memoria storica delle persone.

La perdita di queste conoscenze rischia di diventare, in tempi brevi, irreversibile, con la scomparsa delle persone e dei nuclei sociali ancora in parte depositari della tradizione. Se ciò dovesse avvenire (e in parte è già avvenuto), si dovrà prendere atto della scomparsa di una importante componente della nostra cultura architettonica, il cui studio dovrebbe limitarsi a criteri formali e filologici.

La creazione di un osservatorio è per questi motivi auspicabile e riveste quindi un carattere di urgenza.


Lo sviluppo di un osservatorio sub-alpino ha come settore di utilizzo quello del restauro architettonico ed edilizio, che non può essere affrontano senza una conoscenza approfondita dell’opera e della sua storia, della cultura e quindi del territorio che l’hanno generata.

Purtroppo oggi si assiste spesso ad una notevole mancanza di queste conoscenze negli operatori preposti al restauro architettonico i quali, d’altra parte, non possono appoggiarsi a nessun organismo in grado di fornire loro queste conoscenze.


L’osservatorio provvede a censire e catalogare i diversi tipi di roccia (caratterizzandone le proprietà composizionali, fisico-meccaniche, estetiche, di lavorabilità, ecc), le cave di estrazione (attive e dismesse), le diverse tipologie costruttive, collegando ai diversi monumenti architettonici le cave d’origine dei materiali.